Betta splendens (combattente) Espandi
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Betta splendens (combattente)

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Dall'indole decisamente territoriale degli esemplari maschili

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Nome scientifico
Betta splendens

Nome comune
Pesce combattente

Famiglia
Belontiidae

Sottofamiglia
Macropodinae

Luogo di provenienza
Malaysia, Indocina e Thailandia

Allevamento e caratteristiche
Il corpo allungato del Pesce combattente naturale è caratterizzato da una colorazione bruna con decorazioni rosse e verdi sparse in determinate aree.
Il dorso presenta una conformazione lievemente arcuata, mentre il ventre risulta maggiormente piatto.
Le pinne sono generalmente più grandi negli esemplari ibridi; caratteristica la pinna dorsale a vela del maschio.
Tali animali sono di indole belligerante, non di rado, infatti, danno luogo a scontri cruenti, dagli esiti spesso mortali.
Data la loro aggressività intraspecifica, in alcuni paesi è in voga l'insana abitudine di farli combattere per scommessa.
Occorre introdurli (singolarmente) in un acquario (anche di comunità) piuttosto capiente (in una vasca ristretta, ad esempio, occorre cambiare l'acqua ogni 2 giorni), caratterizzato da ricca vegetazione, fondale soffice costituito da piccoli strati di limo e detriti.
E' raccomandato riscaldare l'aria sovrastante la superficie acquatica, visto che tali pesci sono soliti fare il pieno d'ossigeno di tanto in tanto; inoltre è buona abitudine settare l'illuminazione a valori più che sufficienti.
Una volta alla settimana, è tassativo cambiare circa un decimo dell'acqua, e non devono verificarsi sbalzi della temperatura che potrebbero rivelarsi nocivi per la salute dei pesci.
Somministrare preferibilmente mangimi vivi compositi, e, in alternativa, alimenti surgelati o in scaglie; per non compromettere la livrea attraente di B. splendens, è importante approntare un regime alimentare variato.
Tale specie si perpetua piuttosto facilmente in acquario, e lo standard di longevità si attesta sui 3 anni.

Riproduzione
La caratteristica aggressività già descritta dei Betta splendens si riscontra anche nell'ambito della riproduzione. In natura accade spesso che la riproduzione giunge nella stagione delle piogge, quando l'ingrossarsi dei corsi d'acqua porta nuova fauna, femmine comprese: sarà qui che il maschio comincerà a costruire il nido di bolle, caratteristico degli Anabantidi. Si tratta di bolle di saliva che il pesce impasta e rilascia l'una accanto all'altra fino a costruire un corpo compatto e schiumoso a cui ancorerà le uova. Questo procedimento si riscontra anche in cattività, a volte in vasche di comunità ed allestite, ma talvolta bisogna ricreare le condizioni ideali perché ciò accada. Supponendo che ci siano due esemplari già pronti per la riproduzione, con la temperatura dell'acqua leggermente più alta (circa 29°), il maschio comincerà a costruire il nido non appena vede la femmina; il nido normalmente viene ancorato a delle piante galleggianti. Il maschio comincerà a fare avanti e indietro tra il nido e la femmina, passandole accanto in parata ed esibendo al meglio le sue pinne ed i suoi colori per corteggiarla ed attirarla sotto al nido. Capiterà all'inizio che la femmina sia riluttante ed il maschio la morda per "spronarla", talvolta strappandole le pinne; non è raro che nel tentativo di convincerla la uccida, è pertanto importante qualora si tentasse un accoppiamento fornire una serie di nascondigli in cui la femmina possa essere protetta dall'aggressività del maschio. Raramente, seppur possibile, si può verificare la situazione contraria. Quando la femmina deciderà di concedersi portandosi sotto il nido insieme al maschio cominceranno i veri e propri rituali di corteggiamento con movimenti più sinuosi e meno aggressivi: al momento dell'abbraccio il maschio avvolgerà la femmina girandola in posizione supina, dopodiché si lasceranno cadere come in trance. I primi abbracci saranno impacciati e privi di uova, ma dopo un certo diversi tentativi queste cominceranno ad essere rilasciate dalla femmina tramite l'ovopositore: lì il maschio emetterà sperma per fecondarle, e una volta cadute le recupererà tutte con la bocca, setacciando ogni angolo, per poi portarsi sotto il nido a depositarle. Dopo i vari abbracci una volta che la femmina avrà esaurito le uova il maschio la scaccerà brutalmente dal nido poiché è diventata una potenziale minaccia per le uova: ora è opportuno togliere la femmina. Il maschio si prenderà cura del nido incessantemente giorno e notte a sistemare le uova mangiando quelle ammuffite o non fecondate e mettendolo a posto in continuazione aggiungendo nuove bolle o spostandolo da un punto all'altro della vasca. Se la temperatura è sempre intorno ai 29° in circa 24 ore ci sarà la schiusa delle uova, con i piccoli avannotti appesi al nido in posizione verticale (fase del nuoto verticale): anche in questa fase il padre si occuperà di loro, recuperando con la bocca quelli che cadono dal nido perché incapaci di nuotare per poi risputarli nelle bolle. Dopo qualche giorno, solitamente dai due ai quattro, i piccoli passeranno al nuoto orizzontale: ora sono autonomi perché hanno riassorbito tutto il sacco vitellino ed hanno imparato a nuotare, pertanto il padre smette di prendersi cura di loro dal momento che non li considera più suoi figli ed anzi, comincia a predarli. È il momento di togliere anche il padre. Per i primi 4-5 giorni i piccoli andranno nutriti con anguillole dell'aceto per poi passare ai naupli di artemia salina appena schiusi fino alle sei settimane di vita.

Temperatura
27°C

Valore dGH
Fino a 25°

Valore pH
Tra 7.0 e 7.5

Dimensioni
6 cm

Livello di nuoto
Alto

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